Le fratture di clavicola si riscontrano frequentemente nella popolazione generale e non presentano una particolare incidenza in funzione del sesso e dell’età.

Ricordando quella che è l’anatomia scheletrica della clavicola, ed in particolare prendendo come riferimento l’inserzione dei legamenti coraco-claveari, distinguiamo le fratture in:

fratture laterali

fratture mediali

fratture intermedie (o del corpo)

In base alla localizzazione avremo quindi una scomposizione della frattura in funzione delle inserzioni muscolari. Infatti nelle fratture laterali il moncone prossimale rimane in asse o si disloca leggermente in alto per l'azione del muscolo sternocleidomastoideo, mentre quello distale migra verso il basso. Nelle fratture mediali il moncone prossimale si solleva mentre quello distale migra verso il basso per azione dei muscoli deltoide e pettorale. Nelle fratture intermedie i monconi di frattura tendono a rimanere in un corretto allineamento (dislocazione pressoché nulla).

 

 

Eziologia

Più frequentemente sono determinate da trauma indiretto (caduta sul moncone della spalla), particolarmente durante attività sportiva (ad esempio calcio, ciclismo, pattinaggio).

 

Sintomatologia segni clinici

Arto atteggiato "in difesa" - addotto con gomito flesso e sostenuto dall'arto sano

Dolore (ai movimenti della spalla ed alla palpazione)

Tumefazione (gonfiore) in regione claveare

Profili scheletrici asimmetrici (in funzione della scomposizione della frattura)

 

Esame clinico: 1° visita in Pronto Soccorso

Il primo medico a visitarvi sarà quasi sicuramente un medico di Pronto Soccorso, che dopo aver indagato sui meccanismi traumatici e valutato i vostri sintomi e segni clinici esaminerà la vostra spalla con l’obiettivo di escludere la presenza di un possibile danno neurologico e/o vascolare.

Verrà quindi eseguito un esame radiografico che confermerà la frattura e consentirà di inquadrarla (composta/scomposta numero di frammenti).

Il primo trattamento molto spesso consiste nell’immobilizzazione dell’arto in un bendaggio tipo Petit o bendaggio a otto

A meno che non venga disposto il ricovero per trattamento chirurgico, verrete quindi inviati a successivo controllo dallo specialista.

 

Esame clinico: visita in ambulatorio specialistico

Passato qualche giorno dal trauma, verrete rivalutati clinicamente e mediante nuovo controllo radiografico della clavicola con il bendaggio/tutore in modo da poter controllare il riallineamento della frattura e l’evoluzione ripartiva (formazione di callo osseo).

 

Trattamento non chirurgico

In presenza di fratture non scomposte il trattamento di scelta è rappresentato dall’immobilizzazione in bendaggio/tutore per un periodo medio di circa 6-8 settimane.

Solitamente la guarigione avviene in un tempo medio di 8-10 settimane.

Seppure i monconi di frattura si presentassero lievemente accavallati nella maggior parte dei casi si ottiene una guarigione completa della frattura senza alcun danno funzionale e (forse) un lievissimo danno estetico (profilo alterato in regione claveare).

NB: se il bendaggio stringe troppo potremmo incorrere in comparsa di parestesie alle mani (formicolio e alterazioni della sensibilità) e gonfiori ad entrambi le mani. Inoltre si potrebbe verificare per la notevole compressione in regione ascellare un ostacolo al normale flusso sanguigno o l’irritazione di strutture nervose.

 

In questo periodo verranno effettuati controlli clinici e radiografici per decidere poi quando rimuovere il bendaggio/tutore e poter quindi iniziare il trattamento riabilitativo.

 

Trattamento chirurgico

 

Osteosintesi: i frammenti di frattura vengono riallineati (ricomposti) e sintetizzati (fissati con mezzi di sintesi) quali:

placche e viti

chiodi endomidollari

viti interframmentarie e cerchiaggi metallici